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Come Preparare il Cosmopolitan

Qualcuno mi spieghi il significato dell’uomo con i capelli lunghi. No, veramente dico, io non ci arrivo, non lo capisco proprio.
Venerdì sera la mia cara amica Claudia ha trascinato noi povere ignare ad un concerto heavy-rock-metal e chi più ne ha più ne metta, perché le piaceva un tipo che vi avrebbe suonato. Ovviamente di quale concerto si trattasse non ce lo ha detto, fino a che non si è sincerata che ciascuna di noi fosse uscita di casa per dirigersi al luogo dell’appuntamento. “Via tiburtina, proprio dove abitava Mari”: solo questa è stata l’informazione fornitaci e infatti tutte noi ci siamo presentate chi vestita di bianco perché ha ancora l’abbronzatura da risaltare, chi con la maglietta con la quale dorme perché l’ho dovuta trascinare prima dal cinese e poi qua, chi con la canotta stile marinara perché già immersa nell’atmosfera lidense del giorno dopo e chi con il tacco a spillo perché “me lo sento, questo è il mio periodo”.

Insomma, alle 23 eravamo schierate stile Charlie’s Angel pronte ad immergerci nell’atmosfera da concerto e agguerrite stile Sex and city per passare la nostra serata fuori dalle righe. Passo all’unisono e sguardi proiettati in avanti, fino a che non abbiamo sbattuto il naso contro una porta nera di ferro con un tizio malconcio e grasso all’entrata che ci ha bloccate più per l’odore nauseabondo che sprigionavano i suoi capelli lunghi, che per la voce roca con la quale ci ha ammonite che avremmo dovuto fare la tessera. Marianna si è girata all’istante e l’abbiamo dovuta riacchiappare per la maglietta per non farle fare retromarcia. Io mi sono accesa la solita sigaretta e con la Runci abbiamo iniziato a guardarci intorno. Lei devo dire era ben assortita, ma io con i miei quattro capelli corti ero proprio fuori stile. Intorno a noi tutte chiome lunghe, sporche e soprattutto non di donne. Di uomini! Tutti uomini capelloni. E tutti vestiti di nero con tatuaggi a vista e giacchetti di pelle, chi strappati e chi bucati. Nessuna di noi ha avuto il coraggio di rivolgere parola a Claudia. In fondo eravamo là per una buona causa e così, pagati i 5 euro per la tessera, siamo scese al piano di sotto. Un bunker. Avete presente gli ultimi giorni di Hitler? Ecco, noi avremmo volentieri preso quella pasticca per morire, piuttosto che respirare quell’aria sudicia e pregna di pidocchi volanti. Ma che volanti, saltellanti di capoccia in capoccia.
Praticamente non ho fatto in tempo a scendere l’ultimo gradino della scala che ho visto Marianna chiudersi a riccio, stamparsi il suo sorriso finto sulla faccia e andarsi a sedere all’angolo più recondito della sala, non prima di aver ordinato cinque Cosmopolitan, che a detta sua avrebbero aiutato noi tutte a vedere un po’ a colori quei tipi vestiti tutti uguali, manco fossero una schiera di spazzacamini reduci dalle pulizie in casa della Befana. Claudia col suo solito aplomb ha cercato di vedere i lati positivi della faccenda: “Giulia, tu puoi trarre ispirazione per il tuo post; Veronica, tu puoi chiedere consiglio su quale shampoo usare e io vado a cercare il tizio prima di iniziare a puzzare anch’io”. Nel frattempo, in sala hanno iniziato a suonare. Suonare, vabbé a fare un casino assordante (a proposito, ma in questo tipo di musica qual è il ruolo del cantante? Perché diciamoci la verità, a parte ad essere quello con i capelli più lunghi del gruppo, ma chi sente che voce ha??) e gli uomini si sono disposti in file a seconda della lunghezza dei capelli, muovendosi avanti e indietro con tutto il loro capellame a briglia sciolta. Prima fila gli jesus christ; seconda fila gli uomini col caschetto; in penultima, fermi a rosicare, i rasati ( forse erano rasati perché avevano scoperto pochi giorni prima di avere i pidocchi?) e in ultima donne e pelati. Al lati noi, ma facevamo da tappezzeria in attesa che il tizio di Claudia si palesasse ai nostri occhi. Eravamo terrorizzate. Ormai ci aspettavamo di tutto. Io ero preoccupata per la reazione che avrebbe avuto Mari. Claudia era preoccupata invece per la reazione che avrebbe avuto il tipo nel vederci, come dire, un po’ fuori target. Il tipo invece non si è preoccupato proprio di niente perché poco dopo ci è venuto incontro per presentarsi e a fare gli onori di casa. Quando io ho capito che era lui ho tirato un sospiro di sollievo, a Marianna gli si è tolto il sorriso finto sulla faccia e le è tornato, per fortuna, il suo sguardo indagatore che proietta ogni volta che le presentiamo uno nuovo e Veronica si è sciolta i capelli ormai al sicuro dai pidocchi, perché il tipo era rasato, carino, occhi chiari e anche profumato!
Il concerto per fortuna è durato poco, giusto il tempo per un altro giro di Cosmopolitan che, forse come diceva Marianna, ci hanno aiutato a vedere il tipo carino, ma di sicuro hanno aiutato a divertirci per l’ennesima serata solo per il fatto di stare insieme, anche se stavolta insieme è significato essere un gruppo di donne con i capelli più corti di quelli degli uomini. Ma pur sempre più puliti e profumati, si intende!

COSMOPOLITAN

Ingredienti:
5/10 di VODKA secca
1/10 di succo di LIMONE filtrato
2/10 di SUCCO DI MIRTILLI rossi
2/10 di COINTREAU

Preparazione:
1) in una coppa Martini mettere il ghiaccio per far freddare il bicchiere
2) riempire di ghiaccio per i 3/4 dello shaker
3) versare tutti gli ingredienti dentro lo shaker
4) shekerare
5) svuotare il bicchiere del ghiaccio
6) filtrare il cocktail nella coppa Martini

Decorare con una fetta di limone e dei mirtilli.

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Come Preparare la Rosetta Romana

In questo periodo la mia amica Runci va via come il pane, o come meglio precisa Marianna quando le racconto le cronache dal mondo runciano, va via come le rosette calde. E devo dire che sarebbe impossibile il contrario, perché è nel suo periodo di massimo splendore e sprigiona vivacità da ogni poro. Forse anche troppo, dato che sono due notti che torniamo tardi a casa e mentre io mi ruzzolo sul divano alla ricerca del mio plaid con ancora la maglietta addosso, lei gironzola per casa, su e giù per la scaletta, fuori e dentro dal bagno, per passarsi lo smalto all’una di notte, depilarsi alle 2,00, mangiare alle 3,00 “perché sai dopo tutta questa fatica mi è venuta proprio fame”, cacciare farfalle mai prese alle 3,30, cercare il rifugio delle farfalle in credenza alle 4,00 e finalmente darsi pace intorno alle 5,00, arrendendosi al fatto che se teniamo la finestra aperta e la luce accesa quelle entrano in casa per farle dispetto, ma almeno a quel punto trova finalmente soluzione nello spegnere la luce e decidendo di andare a dormire.
E poi chiacchiera, chiacchiera… e quando capisce che sto per chiudere anche il terzo occhio, quello della mente, perché gli altri due da un bel pezzo hanno calato la saracinesca, di soppiatto si sdraia accanto a me e nell’orecchio mi inizia a leggere gli ultimi messaggi che si è scambiata prima con quello della palestra, che però non ci piace più di tanto (ovviamente plurale maiestatis: non è che potrò lasciare il divano al primo che passa) perché la prima volta che ci è uscita lui ha chiesto alla cameriera di portargli una forchetta, peccato però che erano andati al giapponese e queste sono cose su cui – è chiaro – non ci si può passare sopra; poi con quello che sin da subito abbiamo eletto l’uomo della vita, o meglio l’ho eletto io, perché lei ogni due per due mi saltella in stanza, una volta per dirmi “quanto è dolce” e un’altra “mmm… questo non mi convince proprio”, a seconda che lui scriva se sta andando al cinema e quindi non potrà rispondere al cellulare, o se sta passando davanti ad un negozio di animali e ha avuto la brillante idea di comprare un cagnolino tutto per loro. E si sa che un cane dura almeno 15 anni ed è per questo che l’ho eletto uomo della vita.

Ma la causa delle occhiaie di domani mattina – le mie, non le sue, perché come vi ho detto questo periodo è talmente solare di suo che è passata dalle tre creme a strati spalmate ogni sera, al solo sapone per il viso la mattina – non è nessuno dei due tipi di cui vi ho raccontato poco fa. Il tipo in questione è quello che l’ha fermata domenica scorsa, mentre lei era in un centro commerciale completamente assorta a comprare la maglietta uguale identica a quella della Satta con i soldi risparmiati dalle tre creme che ora non mette più, chiedendole che partita di calcio si stesse ascoltando alla radio. Avete capito? Mentre io ero allo stadio circondata da uomini di tutte le specie che nemmeno alla tranquillità del 3° gol hanno pensato di distrarsi guardandosi intorno e magari nella mia direzione (no Daniele, tu non conti. Tu no uomo, tu Sampei e io non farò mai la fine del pesce da pasturare!), lei se ne andava in giro tutta scompigliata venendo rimorchiata da questo ragazzo che oltre ad essere alto (conditio sine qua non della Runci manco fosse figlia di un vatusso) è anche carino e pure simpatico. E dato che dovevamo scoprire se potevamo sostituirlo all’altro come uomo della vita, la sera dopo ci è uscita. L’incontro è andato bene, anche perché sono andati a mangiare la carne e lì la forchetta la doveva usare per forza, ma già dai messaggi del dopo incontro magari qualcosa l’avremmo dovuta intuire…
Tutto il giorno non hanno smesso di chattare, fino a quando è arrivato il momento runciano per eccellenza, ossia l’estetista per la sua preziosa manicure. Il tipo è entrato nel panico mandandole una serie di messaggi a raffica per sapere dove fosse, perché non rispondesse e come faceva a stare dall’estetista alle ore 23,30. Lei ha prima provato a spiegargli che con le dita dentro il fornetto del gel le era un po’ complicato digitare sulla tastiera – omettendo che in realtà era nel bel mezzo di una conversazione in cui spiegava quanto sia fondamentale saper mangiare con le bacchette – e poi gli ha anche inviato la foto dell’estetista come prova della veridicità dei fatti, ma evidentemente lui ha pensato stesse al circo con la donna cannone, perché le ha inviato un “buon anno” e ha spento il cellulare, per poi rifarsi vivo la mattina dopo con questo messaggio che riporto – giuro – fedelmente: “Se vuoi chiamami… Io credo sto per finire i soldi”.

Per fortuna, quando è arrivato il messaggio avevamo già attivato quel neurone a testa che le farfalle della Runci non avevano fatto in tempo a divorare durante la notte e dopo un “nun-gne-la-posso-fa” detto all’unisono, abbiamo convenuto insieme la seguente risposta: “Io i soldi li ho finiti con questo messaggio. Buona Pasqua”. Il tipo ha anche avuto il coraggio di rispondere, ma noi no… Vero, Runci???
Insomma, morale della favola: la mia Runci questo periodo sarà pure ambita come una rosetta calda, ma poi a mangiarsela non ci riesce nessuno, ovviamente tranne me! E siccome anche voi che avete la pazienza di leggere questo blog meritate la vostra rosetta calda, ecco a voi la ricetta.

ROSETTA ROMANA

Ingredienti:
> Per la biga:
– 50 g di FARINA MANITOBA tipo 00
– 225 g di ACQUA minerale naturale
– 5 g di LIEVITO DI BIRRA fresco
> Per l’impasto:
– 100 g di FARINA
– 87 g di ACQUA MINERALE NATURALE
– 9 g di SALE
– 3 g di MALTO D’ORZO
– 4 g di LIEVITO DI BIRRA fresco
– 6 g di LECITINA DI SOIA (coadiuvante naturale)

Preparazione:
1) sciogliere il lieveto nell’acqua
2) versare nell’impastatrice la farina e poi l’acqua
3) mettere a velocità 1
4) l’impasto è pronto quando omogeneo e non granuloso
5) prendiamo l’impasto e posiamolo con la forma di una palla su unna spiana di legno
6) copriamolo con un canovaccio e lasciamolo lievitare per almeno 24 ore
7) quella che otteniamo è la cosidetta biga
8) Il giorno dopo aggiungiamo alla biga gli altri ingredienti poco alla volta tranne il sale (sempre nell’impastatrice)
9) mandiamo l’impastatrice a velocità 1 per 10 minuti
10) quando l’impasto si è staccato completamente dalle pareti allora aggiungiamo il sale e aumentiamo la velocità a 3 o 4
11) prendere l’impasto e lasciarlo riposare almeno per 30 minuti
12) una volta riposato, stacchiamo dei pezzi da circa 80 g ciascuno e formiamo delle pallette
13) anche le pallette vanno fatte riposare per almeno 30 minuti coperte
14) a questo punto prenidiamo un tagliamele e pressiamo ciascuna palletta, senza arrivare fino in fondo
15) lasciamo lievitare per altri 60 minuti

Ora è possibile infornare. Forno statico a 250° per 25 minuti. Posare le forme ovviamente con la rosa in alto e su una teglia rivestita con carta forno.

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Recensione Imetec Zero Glu

Ci troviamo questa volta ci troviamo a recensire una macchina del pane senza glutine realizzata da Imetec, studiata per venire incontro alle esigenze di celiaci e di tutti coloro che necessitano l’utilizzo di farine particolari nella propria dieta, stiamo parlando della Imetec 7815 Zero Glu, macchina che abbiamo testato per voi e di cui vogliamo fornirvi quante più informazioni possibile.
Cominciamo con il dire che la Imetec 7815 Zero Glu si presenta sotto un design moderno e luminoso, pur rimanendo abbastanza lineare e semplice. La sua forma è piuttosto compatta anche se le sue dimensioni non sono del tutto piccole. I colori predominanti sono acciaio nella parte centrale e bianco nella parte superiore, dove si trovano il coperchio e il pannello dei comandi. Quest’ultimo è dotato di un ampio display digitale e di 6 pulsanti che spiccano grazie al loro colore arancio.

Ma passiamo ora alle altre caratteristiche strutturali e gli accessori che contraddistinguono questo modello Zero-Glu. Possiamo notare che la Imetec Zero-Glu è dotata di ben 2 pale impastatrici e dispone di 5 cestelli antiaderenti: uno per il formato pane in cassetta (in grado di produrre fino ad 1 kg di pane), due per produrre pane formato ciabatta (2 formati ciabatte da 250g ciascuna per ogni contenitore) e due per produrre panini (6 formati panini da 80g ciascuno per ogni contenitore). Insieme alla macchina per il pane Imetec 7815 Zero Glu, in dotazione viene fornito anche un utile e accurato ricettario.

Funzionalità e Tecnologia Imetec 7815 Zero Glu

Dal punto di vista tecnico e funzionale, possiamo subito notare che la Imetec 7815 Zero Glu è stata dotata di un motore abbastanza potente, si parla di circa 920 watt.
La caratteristica funzionale che rende unico questo modello di macchina per il pane, riguarda la programmazione. La Imetec Zero Glu, infatti, dispone di ben 20 programmi, in grado di rispondere alle diverse lavorazioni e caratteristiche di ogni farina: 7 programmi sono dedicati alle farine senza glutine, 6 alle farine dietetiche (integrali, di farro, di kamut, ecc.) e gli altri 7 sono dedicati alla lavorazione di farine tradizionali e alle funzioni di solo impasto e cottura.

Tra le altre funzioni troviamo, inoltre, quella per la scelta del formato di pane da produrre (pagnotta, ciabatte o panini), quella per la scelta del livello di doratura (chiara, media o scura) e la funzione per l’avvio programmabile (posticipabile fino a 15 ore).

Test Imetec 7815 Zero Glu

Passiamo ora al nostro test sulla Imetec 7815 Zero Glu. Questa macchina del pane, ci è sembrata un elettrodomestico per la panificazione decisamente valido e completo. Semplice da utilizzare, offre una vasta gamma di programmi in grado di venire in contro ad ogni tipo di esigenza e ci è sembrata anche un’ottima alternativa per chiunque abbia problemi di intolleranze o abbia particolari necessità dietetiche.
La potenza di questa macchina per il pane Imetec è decisamente buona e abbiamo apprezzato il fatto che la macchina sia stata dotata di 2 pale impastatrici, che migliorano e facilitano la lavorazione dei vari impasti, e di diversi cestelli che ci hanno permesso di sperimentare anche i formati più piccoli di pane. Questo modello, infatti, ci ha dato la possibilità di realizzare dei panini di kamut e delle ciabattine senza glutine, senza grandi difficoltà. Ma non solo, i piccoli formati ci hanno permesso anche di preparare dei dolcetti e merendine utilizzando farine alternative.

La chicca in più sta nel ricettario che viene fornito in dotazione: con ben 100 ricette dettagliate e accurate, è un validissimo aiuto per riuscire a realizzare preparazioni sia dolci che salate con qualsiasi tipo di farina. I passaggi sono spiegati molto bene e si riescono a seguire dosi e istruzioni nel dettaglio senza alcuna fatica, praticamente si può preparare di tutto. Per quanto riguarda aspetti negativi, non abbiamo notato nulla di strano o di anomalo.

La macchina fa il suo lavoro, è robusta e molto versatile. Se proprio vogliamo trovare qualcosa da ridire, forse potremmo lamentarci del prezzo, leggermente superiore rispetto ad altri modelli e le dimensioni che non sono del tutto piccole. Ma se si tiene presente l’ottima qualità di questo elettrodomestico, l’ultra-funzionalità e le varie caratteristiche di cui la Imetec 7815 Zero Glu è stata dotata, riteniamo che entrambi questi aspetti sono più che giustificabili.

Scheda Tecnica

Potenza 920 watt
Programmi 20
Forme di pane 3
Avvio programmabile fino a 15 ore
Livelli di doratura 3
Display
Memoria in caso di mancata corrente per 15 minuti
Interruttore on/off
Contenitore antiaderente per panini 6 panini
Contenitore antiaderente per ciabatte 2 ciabatte
Gancio per estrazione pale
Colore bianco / acciaio
Ricettario in dotazione

Vantaggi e Svantaggi

Vantaggi
Potenza molta buona
Compatta
Ottimi materiali
5 cestelli in metallo antiaderenti
Partenza ritardata
3 livelli di doratura
3 forme di pane
7 programmi specifici per pane senza glutine
6 programmi specifici per farine dietetiche
2 pale impastatrici
Ricettario molto accurato e vario
Display digitale
Facile da usare
Rapporto qualità/prezzo molto buono

Svantaggi
Un po’ ingombrante

Conclusioni

La macchina del pane Imetec 7815 Zero Glu ci è sembrata un ottimo prodotto, particolarmente indicato per tutti coloro che necessitano di seguire un’alimentazione senza glutine e senza grano, ma anche per chi ha particolari esigenze dietetiche in quanto è in grado di lavorare un gran numero di farine alternative con ottimi risultati. I 20 programmi a disposizioni, le 3 possibili forme di pane che si possono scegliere (pagnotta, ciabatta e panini) e la possibilità di preparare impasti sia dolci che salati, rendono questa macchina per il pane estremamente versatile. Perfetta per tutta la famiglia, in quanto è fornita anche di programmi per le farine tradizionali, grazie alla sua capacità massima di 1kg la Imetec 7815 Zero Glu può essere ideale per nuclei famigliari medio-numerosi che sono alla ricerca di un elettrodomestico in grado di rispondere alle esigenze di tutti. Per concludere, secondo noi, il suo rapporto qualità/prezzo è molto buono.

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Come Preparare Risotto di More e Lamponi

In questo ultimo periodo Marianna sta sostituendo alla grande il ruolo del Calzinaio Matto, diventando sempre più fonte inesauribile di ispirazione per i miei post. E non lo fa apposta, è solo che passiamo talmente tanto di quel tempo insieme che per forza di cose alla fine c’entra sempre con quello che mi capita.
Giusto l’altra sera mi ha chiamata alle 20,30 mentre stavo per infilarmi sotto la doccia, pregustandomi la cena che avrei da lì a breve consumato in lingerie e maglietta a gambe incrociate sul divano, per dirmi se mi fosse andato di aiutare il destino nel rincontrare “per caso” il tipo di cui vi ho parlato qualche post fa, quello con cui i tempi coincidono anche quando non faccio niente per farli coincidere.
La ragazza ci sa fare! Mi ha presa per la gola e giusto il tempo di passare il rimmel e infilarmi un paio di jeans aderenti – quelli chiari, ovviamente – che ho sostituito subito il divano con una sedia del locale. Il parcheggio, come è ovvio che sia quando decidi di abbinare un tacco 12 sotto al solito jeans con il quale invece indossi la scarpa bassa per andare a lavoro, l’ho trovato a migliaia di chilometri dall’appuntamento e mentre camminavo tutta concentrata sulla mia ricerca dell’equilibrio – no, non mentale, a quello ci ho già rinunciato qualche mese fa – mi sbucano da dietro due ragazzini con berretto da baseball in testa e jeans con cavallo basso, e uno di questi se ne esce: “Ah bella topolona!”.
A me? No, dico, a me! Ma mi ha vista bene? Sembro tipa che fa passare lisce uscite del genere? E infatti nemmeno il tempo di finire la frase, che mi sono voltata e con gli occhi di una furia l’ho fulminato seduta stante, tanto che si è dovuto trattenere i pantaloni per non rimanere in mutande. Vi faccio accontentare dell’immagine di questa scena e vi evito di sintetizzare anche l’accompagnamento verbale al mio sguardo.
Lì per lì mi sono voltata e dopo qualche secondo non ho più pensato all’accaduto, anche perché, come potete immaginare, una volta arrivata al locale ho avuto altro a cui pensare! Il giorno dopo, però, mi sono svegliata con questo pensiero in testa e una domanda martellante nel cervello, a cui non sono ancora riuscita a dare risposta. E dato che nessuno potrà soddisfare la mia curiosità se non i protagonisti seriali di queste scenette becere e surreali, vi annuncio a chiare lettere che il prossimo tizio che proverà a fare un fischio nella mia direzione, o a mandare baci con la bava alla bocca, o a commentare con un “ah gnocca”, non verrà malamente insultato – promesso – ma lo avvicinerò con tutta la calma di questo mondo per porgli la fatidica domanda, quella che ogni donna si è posta almeno una volta nella vita ma non ha mai avuto il coraggio di fare, ossia: “dimmi la verità, oh tu uomo che sei conferma vivente della teoria che derivate dai cavernicoli, ma nel tuo score di acchiappi, sempre che non sia ancora fermo al numero zero, quanta percentuale di riuscita hai mai ottenuto con questo tuo metodo che osare definire rozzo, straziante, becero, volgare e offensivo è solo un eufemismo? E dimmi sempre la verità, te ne prego, esistono al mondo donne, e dico donne non presunte tali, che si sono mai voltate a lasciarti il loro numero di telefono al suono del tuo fischio?”
E nel frattempo che mi capiterà l’occasione di sciogliere questo nodo cruciale e di essere così eletta prima paladina dei dubbi femminili verso il mondo “uomini che incontri per strada e vorresti schiacciare come fossero scarafaggi e non sollevare il piede dalla loro faccia finché non diventi moquette da marciapiede”, per pensare ad altro vi racconto il piatto che ci ha offerto il tipo col quale i tempi coincidono e che anche quando non lo fanno interviene Marianna ad invitarlo a mangiare con noi per prendersi un attimo di pausa!

RISOTTO DI MORE E LAMPONI

Ingredienti per 4 persone:
– 320 g di RISO arborio
– 1 SCALOGNO
– 1/2 bicchiere di SPUMANTE
– 1 litro di BRODO VEGETALE
– 40 g di BURRO
– 250 g di LAMPONI
– 200 g di MORE
– 4-5 foglioline di MENTA fresca
– 40 gr di PARMIGIANO
– SALE

Preparazione:
1) tagliare finemente lo scalogno;
2) frullare insieme le more e i lamponi, lasciandone da parte qualcuno per guarnire;
3) fare un litro di brodo vegetale (anche usando il dado va benissimo) e lasciarlo in caldo sulla fiamma bassa;
4) far rosolare lo scalogno in una casseruola con il burro e le foglioline di menta
5) una volta rosolato, aggiungere il riso
6) far tostare ben bene il riso, a questo punto versare 1/2 bicchiere di spumante
7) fate rapprendere ed evaporare lo spumante e solo dopo iniziare a versare un pò di brodo, poco alla volta.
8) ricordarsi di girare sempre il riso per evitare che si attacchi al fondo della casseruola
9) a metà cottura, versare la frutta frullata e continuare a girare
10) lasciate cuocere finche’ il tutto non avra’ la consistenza di una crema
11) poco prima di spegnere il fuoco, aggiungere l’altra metà delle fragole tagliate a pezzettini
12) ancora due minuti ed il risotto è pronto

Molto semplice.

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Come Preparare il Rotolino Arabo

Avete mai pensato al perché quando due persone si separano, usiamo dire che “si lasciano”? Io ci stavo riflettendo ieri sera sdraiata sul letto di Marianna. Il filo del pensiero è nato proprio a causa di questo letto e alla vita sconclusionata che sto vivendo da qualche mese a questa parte. Quando mi sono “lasciata”, ho “lasciato” tante cose e non solo il Calzinaio Matto. Per iniziare insieme a lui ho lasciato il gatto, la cucina, il letto e l’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ma improvvisamente da quando mi sono sdraiata su questo letto, mi sono accorta che tutto dipende da che punto di vista guardiamo le cose. Perché se è vero che ho perso un letto, è anche vero che ho conquistato una piazza da Marianna, un divano e un soppalco da Veronica, i grattini di mio fratello quando mi sento sola e triste e mi infilo con lui sotto le pezze, un cuscino anche da Claudia e una sdraio da Piergiorgio. E a proposito di cucina, è vero che ora non ho nemmeno una padella per cuocere un uovo al tegamino, ma è anche vero che stanno finendo di montarmene una da far invidia alla Clerici e da poter fotografare per la nuova rubrica “tifo kitsch” di Lazialità.
Insomma, quello che voglio dire è che nella vita, soprattutto quando si decide di fare passi così importanti come il “lasciare” qualcosa o qualcuno, serve sempre il pensiero positivo, la capacità di guardare al bicchiere mezzo pieno e magari, se proprio tutto questo non basta, di scolarselo con qualche amico. Funziona!
Cose che pensiamo di cui non potremmo mai farne a meno, persone che pensiamo non potremmo mai vivere in altra maniera, con un po’ di coraggio e magari anche un pizzico di follia, riusciamo ad inquadrarle sotto un’altra luce.
Ho lasciato il Calzinaio Matto, ma ho conquistato un amico a cui non devo più raccogliere i calzini in ogni angolo di casa.
Ho lasciato la cucina, ma ho conquistato una nuova verve per tornare a scrivere il blog.
Ho lasciato un letto, ma ho conquistato un sacco di case in più dove rifugiarmi.
In sintesi, quello che voglio dire a tutti quelli che si trovano nella situazione in cui io mi sono trovata pochi mesi fa, è che un letto è un letto, in qualsiasi casa ci accolga. E non può essere la comodità di un giaciglio confortevole a farci rimanere incollati ad un materasso vecchio e che ormai ha preso una brutta forma. Anche se quella forma gliel’abbiamo impressa noi. Spesso la cosa migliore è sostituirlo con uno nuovo, anche se all’inizio può costare un po’ ed è ancora tutto da plasmare. Ma proprio per questo dovremmo essere invogliati a sdraiarci sopra ogni volta che lo abbiamo davanti. E se si trova il coraggio di buttare il vecchio materasso, che magari era anche pieno di acari, e di acquistarne un altro, magari anche ergonomico con funzione memory per la nostra forma, la cosa migliore che si possa fare per inaugurarlo è fare la cosa che sicuramente prima ci veniva impedita: mangiarci sopra!
E allora, per tutti quelli che stanno decidendo di dare nuova forma ad un nuovo materasso, ecco la ricetta per inaugurarlo, il ROTOLINO ARABO.

Ricetta “rubata” al bar di Stefano, proprio sotto il mio ufficio. E penso proprio che con questa vita da single, gli ruberò ben presto qualche altra idea!
Per chi vuole sperimentare: Via Montello, 12 – quartiere Prati – Roma

ROTOLINO ARABO

Ingredienti:
– 80 g di straccetti di POLLO
– 50 g di YOGURT MAGRO
– qualche fogliolina di INSALATA
– una spruzzata di CURRY
– 1 PIADINA bella grande
– 1 cucchiaino di MIELE
– una noce di SENAPE
– OLIO extravergine di oliva

Preparazione:
1) lessare gli straccetti di pollo in acqua salata
2) e poi lasciarli raffreddare in un recipiente capiente
3) una volta raffreddati, aggiungere yogurt e mescolare fino a completo amalgamamento
4) poi aggiungere il miele, la senape, il curry
5) mescolare e solo in fine passare un goccio d’olio
6) stendere la piadina e al centro disporre il pollo ben condito
7) aggiungere qualche foglia di insalata sopra e arrotolare la piadina
8) se volete potete anche scaldare, ma è buonissimo anche così.

Molto semplice.