Il silicone liquido destinato a stampi, sigillature o rivestimenti appartiene alla famiglia dei polisilossani a reticolazione additiva o condensativa. A temperatura ambiente si presenta come una miscela di pre-polimeri, catalizzatori e additivi reologici che restano stabili solo se protetti da umidità, luce intensa e contaminanti metallici. La conservazione corretta deve quindi rallentare l’ossidazione dei gruppi vinilici o alcoxilici e impedire l’evaporazione dei componenti volatili responsabili della fluidità iniziale. Ogni accorgimento mira a mantenere costante la viscosità e salvaguardare la piena reattività del catalizzatore fino al momento dell’uso.
Indice
- 1 La temperatura ideale come primo fattore di stabilità
- 2 Contenitori originali e protezione dall’aria
- 3 Umidità e luce: due nemici subdoli
- 4 Evitare contaminazioni eccessive durante il dosaggio
- 5 Gestione dei componenti a due parti
- 6 Segnali d’allarme e test di vitalità
- 7 Prolungare la durata con refrigerazione controllata
- 8 Annotare date e rotazione delle scorte
- 9 Conclusioni
La temperatura ideale come primo fattore di stabilità
Le schede tecniche indicano in genere un intervallo fra 10 °C e 25 °C per lo stoccaggio del silicone liquido. Scendere sotto i 5 °C non causa danni irreversibili, ma aumenta temporaneamente la viscosità e può far precipitare riempitivi minerali; salire oltre i 30 °C, invece, accelera la reticolazione spontanea, accorciando drasticamente la shelf life. Un locale seminterrato ben isolato o un armadio climatizzato mantengono il materiale in equilibrio termico evitando i picchi giornalieri tipici di un garage o di un sottotetto estivo. È importante che il barattolo non stazioni a lungo sul pavimento: appoggiarlo su una mensola rialzata riduce l’escursione termica provocata da basamenti in cemento che accumulano freddo o calore.
Contenitori originali e protezione dall’aria
Il barattolo o secchiello fornito dal produttore è generalmente realizzato in polietilene ad alta densità con guarnizione in PE espanso; tale combinazione garantisce bassa permeabilità all’ossigeno e nessuna cessione di plastificanti. Trasvasare il prodotto in contenitori artigianali introduce rischi di contaminazione da polveri o residui metallici, pertanto è preferibile prelevare solo la quantità necessaria con spatole in plastica o acciaio inox perfettamente pulite, richiudendo subito il coperchio. Se l’imballo è voluminoso e si prevede un uso diluito nel tempo, conviene suddividere il silicone in flaconi più piccoli a bocca stretta, riempiendoli quasi a colmo per minimizzare la camera d’aria; ogni volta che si apre, l’ossigeno reintroduce umidità che innesca reazioni premature.
Umidità e luce: due nemici subdoli
L’acqua atmosferica, anche in tracce, avvia l’idrolisi dei gruppi funzionali e forma microbolle che degenerano in crepe durante la vulcanizzazione. Un igrometro digitale è l’alleato ideale per scegliere lo scaffale più asciutto, mantenendo l’umidità relativa intorno al 40-50 %. In ambienti costantemente umidi si può inserire nella credenza un sacchetto di gel di silice che assorbirà l’eccesso di vapore. La luce UV, invece, rompe i legami Si-O provocando ingiallimento e ispessimento; ecco perché i fusti industriali sono spesso opachi o colorati. Collocare il silicone lontano da finestre a sud o in contenitori scuri riduce l’esposizione fotonica e prolunga la trasparenza del materiale, qualità preziosa per stampi ad alta definizione.
Evitare contaminazioni eccessive durante il dosaggio
Molti rallentamenti di reticolazione, erroneamente attribuiti a difetti di lotto, derivano in realtà da micro-contatti con metalli pesanti o residui di lattice naturale presenti su guanti e utensili. Il platino dei catalizzatori additivi, per esempio, viene disattivato da composti contenenti zolfo, azoto o fosforo. È bene usare spatole in acciaio inox AISI 304 o cucchiai monouso in polipropilene, indossare guanti in nitrile e pulire ogni strumento con isopropanolo prima di immergerlo nella latta. Piccole attenzioni che impediscono la comparsa di zone morbide o strisce appiccicose nel manufatto finale.
Gestione dei componenti a due parti
Se il silicone è fornito in due flaconi separati – base e catalizzatore – la regola fondamentale è conservarli distanti fra loro per evitare scambi accidentali. Il catalizzatore, spesso più igroscopico, va controllato visivamente: la comparsa di un velo lattiginoso o di cristalli sul fondo indica assorbimento d’acqua e richiede filtrazione o sostituzione. Prima di ogni uso agitare dolcemente la parte A con movimenti circolari, senza inglobare bolle d’aria, per ridistribuire i filler che tendono a sedimentare. Una rullata lenta con apparecchio degassante riduce l’aria microdispersa, migliorando la stabilità durante lo stoccaggio successivo.
Segnali d’allarme e test di vitalità
Un silicone liquido ancora perfettamente utilizzabile appare omogeneo, lucido e scorre a nastro continuo dalla spatola. Se compaiono grumi, zone opalescenti o separazione in due fasi, è opportuno eseguire un test campione: mescolare una piccola quantità con la dose corretta di catalizzatore e lasciarla polimerizzare in un bicchierino. Il tempo di presa non deve discostarsi di oltre il venti per cento da quello certificato dal produttore; deviazioni maggiori indicano decadimento chimico. Allo stesso modo, durezza Shore A e ritorno elastico devono restare entro la tolleranza tecnica. In caso di fallimento del test, meglio smaltire il residuo secondo le norme locali sui rifiuti speciali non pericolosi, evitando lo scarico in fognatura.
Prolungare la durata con refrigerazione controllata
Per quantità professionali, un frigorifero dedicato impostato a 8-10 °C offre un raddoppio della vita utile senza portare il silicone sotto il punto di torbidità. È essenziale che l’apparecchio non contenga cibi per evitare contaminazioni aromatiche e che i barattoli siano sigillati ermeticamente per non assorbire condensa alla riapertura. Prima dell’utilizzo lasciar acclimatare il contenitore a temperatura ambiente per almeno dodici ore, così da prevenire shock termici che potrebbero creare micro-gocce d’acqua sulla superficie del prodotto.
Annotare date e rotazione delle scorte
Al momento dell’acquisto conviene apporre un’etichetta con data di apertura e lotto di produzione. Organizzare lo scaffale secondo la logica “first in, first out” garantisce di consumare per primi i contenitori più vecchi, evitando sprechi. Un foglio Excel o un’app di inventario permette di monitorare volumi residui, temperature medie del locale e risultati dei test campione, fornendo una cronologia utile in caso di contestazione con il fornitore.
Conclusioni
Il silicone liquido è un alleato versatile di artigiani e aziende, ma la sua affidabilità dipende da un’accorta gestione fuori dal banco di lavoro. Mantenere la temperatura entro i limiti, proteggere da umidità e luce, evitare contaminanti e operare una rotazione disciplinata delle scorte trasforma un materiale sensibile in una risorsa sempre pronta, capace di indurire con precisione e riprodurre dettagli microscopici senza sorprese. In un laboratorio ben organizzato la conservazione non è un gesto marginale, bensì il primo anello di una catena che conduce al successo delle colate, alla riduzione degli scarti e, in definitiva, a prodotti finali di qualità costante.
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